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| Gianni De Magistris «Non ho paura di ricominciare» |
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La burrascosa situazione della Fiorentina, la fuga di cinque atlete. Ma lui, guerriero indomito, resta sulla plancia di comando |
29/07/2010 - redazione* Dal tono della voce non sembra neanche lui. Fioca, amareggiata, delusa. Abbiamo sentito spesso De Magistris smoccolare, urlare, ricordarci il Bartali del «l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare», ma questo pare un lontano parente del Gianni furioso.
L’effetto del fuggi fuggi che ha visto cinque ragazze (Dravucz, Gigli, Abate, Cotti, Frassinetti) lasciare la Waterpolo e un’altra (Colaiocco) sul piede di partenza?
«In parte, ma non solo— spiega il tecnico — Certo vedere una grande squadra come la nostra sfaldarsi è un dolore. D’altra parte io avevo avvertito che il rischio era concreto. Se solo i passi economici (il saldo di una parte degli arretrati, ndr) che sono stati fatti nelle ultime due settimane, fossero stati fatti a marzo-aprile oggi avremo ancora un gruppo eccezionale».
Sì, perché nessuno toglie a De Magistris la convinzione che le incertezze sul futuro e le sirene di altri club abbiano fatto calare qualche motivazione alle sue ragazze sul rush finale della stagione conclusasi dietro l’Orizzonte Catania.
«Dalle macerie si può ripartire, con orgoglio e programmazione. La Waterpolo non è finita. Intanto ci sono tre leonesse che hanno scelto di restare qui e parlo di Casanova, Biancardi e Lavorini. Tre atlete che hanno mostrato attaccamento alla maglia. E poi c’è la Masi, l’arrivo della Lapi e quest’anno punto forte su quelle giovani che sono pronte al salto di qualità come mia figlia Mila, la Corizzato, la Giachi».
Fanno otto, un po’ pochine...
«Ma io mi sono mosso, esposto, ho trattato: c’è un grande portiere russo pronto ad arrivare ed una ragazza del ’91 nel giro della nazionale. Ho parlato col suo babbo, sarebbe felice di mandarla a Firenze. Con loro arriveremo a dieci e qualcun’altra potrebbe venire...».
Il tono della voce sale, ricominciamo a riconoscere il De Magistris di mille battaglie
«Io non ho paura di ricominciare e affrontare nuove sfide. Sono fiorentino, io...».
Ma mentre ricomincia a ruggire, riecco spuntare la vocina
«Però sono mortificato. Ogni giorno ce ne è una. Non si vede mai la fine del tunnel. Noi ci stiamo muovendo sulla base di promesse. Non ci sono mai certezze... Sono stanco di navigare perennemente a vista».
Cos’è? Una nuova minaccia di mollare tutto?
«No, non mollo, lo devo a chi ha deciso di restare. Ma in un momento critico come questo in cui una squadra di fatto si smembra, sarebbe bello se la società (già, ma chi è
la società?, ndr) intervenisse, facesse un comunicato, spiegasse che la Waterpolo ha un programma».
Dunque?
«Aspetto segnali, cerco di chiudere contratti, mi auguro che le promesse vengano mantenute, ma intanto ho perso sei giocatrici». (*dal Corriere Fiorentino) | |
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